Assegni

L’assegno è un titolo di credito con cui un soggetto, detto traente o emittente, ordina alla propria banca, il soggetto trattario, di pagare a vista il beneficiario indicato sul documento con nome e cognome e che si presenta al suo sportello per la riscossione.

In pratica, quando un cliente apre un conto in banca, può richiedere all’istituto di farsi rilasciare un blocchetto degli assegni, generalmente di dieci. Il cliente può utilizzarlo per pagare i soggetti beneficiari non in contanti, sempre che ciascuno pagamento sia sempre coperto dalla giacenza residua sul conto.

La banca si impegna a pagare il beneficiario, quando questi si presenterà al suo sportello, avendo cura di identificarlo per evitare eventuali truffe. Il pagamento può avvenire entro 8 giorni dalla data di emissione dell’assegno, se questo è emesso su piazza, entro 15 giorni dall’emissione, se è stato emesso fuori piazza. Nel primo caso, l’assegno può essere riscosso nello stesso Comune in cui il traente lo ha emesso, nel secondo caso viene riscosso in un Comune diverso da quello di emissione.

In qualsiasi caso, però, la banca provvede a pagare il beneficiario, solo se sul conto risulterà disponibile una giacenza almeno pari alla somma da pagare indicata sull’assegno, altrimenti il pagamento non può avvenire e la banca sollecita all’emittente di provvedere immediatamente a ripristinare la cifra mancante, minacciando in caso contrario di effettuare la levata del protesto. Quando l’assegno non è del tutto coperto, si parla anche di emissione a vuoto.

Quindi, prima di emettere un assegno bisogna sempre accertarsi di avere sul conto la cifra sufficiente per coprire il pagamento. Le conseguenze sarebbe altrimenti molto negative per la propria reputazione, oltre che sul piano penale, se il pagamento non avviene nemmeno a distanza di 60 giorni dalla data del protesto, e delle sanzioni civili.

Chi emette un assegno a vuoto e non provvede immediatamente a coprirlo su segnalazione della banca si vedrà protestato il titolo e segnalato al Registro dei Protesti della Camera di Commercio territorialmente competente e alla Centrale Rischi Finanziari. Nei fatti, è data pubblicità al proprio nominativo, tale che le banche, le società finanziarie ed eventuali terzi in affari siano a conoscenza del grado di rischio a cui vanno incontro nel prestare denaro o accettare pagamenti non in contanti dal protestato. In genere, le banche non concedono alcun finanziamento a quest’ultimo e revocano il blocchetto degli assegni, provvedendo spesso anche alla chiusura e conseguente liquidazione del conto bancario, in modo da porre fine al rapporto con il cliente non gradito.

Vediamo in concreto come si presenta un assegno e qual i dati contiene. L’assegno non è altro che un titolo cartaceo, costituito da una matrice, su cui compare il suo numero e che viene conservato da colui che lo emette, mentre al beneficiario viene staccato quello che propriamente chiamiamo, appunto, assegno.

In esso devono comparire la data e il luogo dell’emissione, la somma che si ordina all’istituto di pagare al beneficiario, espressa sia in cifre che in lettere, in caso di discordanza prevale l’ultima, oltre che il nome di colui che è titolato a riscuotere la somma. Infine, deve comparire la firma dell’emittente.

Nella pratica commerciale si è soliti emettere anche gli assegni postdatati. In sostanza, per prendere tempo e dato che la somma potrebbe essere riscossa non oltre gli 8 o i 15 giorni dalla data di emissione, l’emittente indica sull’assegno una data di emissione posticipata rispetto a quella reale, in modo da guadagnare giorni preziosi ed essere presumibilmente certo di avere sul conto una giacenza sufficiente per coprire il pagamento. Va detto che questa pratica non è legale perché le norme vietano l’emissione di assegni postdatati.

Vediamo cosa significa la scrittura non trasferibile che troviamo spesso sull’assegno. Essa implica che l’assegno non può essere girato a terzi, se non alla banca, da parte del beneficiario e ciò garantisce ancora di più che la somma sarà riscossa solo dall’effettivo beneficiario. La non trasferibilità è obbligatoria per tutti gli assegni di importo superiore ai 10.000 euro, pena pesanti sanzioni pecuniarie.

Se si smarrisce l’assegno, per prima cosa si deve chiamare la propria banca, avvertendola dell’accaduto, per fare in modo che provveda a bloccare l’assegno. Successivamente si dovrà sporgere denuncia presso una Caserma dei Carabinieri o il Commissariato di Polizia, facendosi rilasciare una copia della denuncia stessa, che l’emittente dovrà portare presso la banca a riprova di quanto comunicato in precedenza. Ovviamente se il titolo fosse stato riscosso prima della segnalazione e da un beneficiario apparentemente legittimato, la banca non ha alcuna responsabilità e si potrà solo sperare che sia prima o poi individuata la persona responsabile del furto o che, in ogni caso, sia entrata senza averne titolo in possesso dell’assegno, incassandolo.

Vediamo, infine, che significa assegno circolare. Si tratta di un titolo di credito che la banca si impegna a pagare a vista.